25.12.07

stefinews di Natale

Da qualche anno partecipo la notte di Natale ad una festa: la messa di mezzanotte a Brecce Bianche. Si comincia con "Venite fedeli" e si finisce con i gospel, canzoni in tutte le lingue al ritmo del battito delle mani mentre Fausto, il parroco ci saluta sulla porta ad uno ad uno.
Ogni anno durante questa festa in una comunità vera raccomando a Dio le persone che hanno camminato con me: i nuovi amici che mi suscitano emozioni continue, i vecchi che rappresentano la stabilità, quelli che non ci sono più, ma che in momenti come questi sento particolarmente vicini, quelli che mi creano sofferenza per tanti motivi...
Stanotte sono entrata in chiesa chiedendomi come spesso accade come si fa ad arrivare a Natale così impreparati come me che non ho ancora neanche mandato la mail di auguri. In realtà sono giorni che cerco una provocazione, una frase da mandarvi, una poesia.
E la provocazione me l'ha data Fausto, il "pretino" come lo chiamiamo nella cerchia degli amici perchè ha maturato la vocazione nel gruppo di AC di noi allora giovani ed è più piccolo di me...
Il presepe della parrocchia è ambientato tra i senza tetto, i senza fissa dimora tra i quali la comunità svolge un servizio di assistenza e compagnia.
Questo richiamo alla povertà reale, fisica mi ha fatto ricordare i dati istat sui salari marchigiani nettamente inferiori alla media italiana e i numeri riportati ieri dalla stampa locale sugli indigenti assistiti dalla Tenda di Abramo in continua crescita in particolare gli italiani.
E' tempo di tornare a scelte radicali - mi sono detta durante la messa - perchè più seguo l'onda della cosiddetta normalità più mi allontano dai problemi veri della gente vera, più rischio l'assuefazione, di farmi assorbire dalla plastica di un mondo che cerca di mantenere tutto in superficie, di coloro che galleggiano ma non incidono.
Meno mi indigno e meno sento il sangue scorrere nelle vene.
E anche la qualità dei rapporti dipende da questo oscillare continuo tra il vivere e il lasciarvi portare.
La politica poi è emblematica: governare onestamente che per molta gente sarebbe già tanto, non esaurisce il fine, la cosiddetta mission.
In politica giustizia non è trattare tutti ugualmente ma dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno!
Un politico allora deve stare in ansia per definizione. E come dicono le nostre madri: quando hai fatto tanto non hai fatto altro che il tuo dovere!
La riabilitazione della politica nasce da un approccio radicale, a partire dalla propria vita.
E' il mio proposito di Natale e l'augurio che faccio ai miei amici: continuiamo a non accontentarci!

Buon Natale,
stefania

fine messaggio n. 47

P.S. Fausto raccoglie coperte per i senza fissa dimora