2.5.08

stefinews del 3 maggio 2008

una stefinews su ordinazione: Corriere Adriatico mi ha chiesto una riflessione sul tema "silenzio e politica" per l'inserto La domenica del 4 maggio.
Eccola


Affrontare il tema che ci viene proposto questa settimana a partire dalla esperienza politica sembra quasi una contraddizione in termini.
Che c’azzecca il silenzio con la politica? direbbe appunto un famoso leader di partito.
La politica è discussione, propaganda, espressione di volontà, mediazione tra tesi diverse, ricerca attraverso il confronto di soluzioni ai problemi, chiamatela come volete ma è comunque per lo più suono, parola, rumore.
Il silenzio che conosciamo è quello del week end elettorale, una agognata, salutare pausa tra una campagna elettorale e l’altra; oppure è il silenzio ambiguo del politico che dice e non dice, per non sbilanciarsi, per lasciarsi poi la possibilità di affermare che non aveva manifestato compiutamente il proprio pensiero ed è stato frainteso.
Se approfondiamo la riflessione scopriamo che il silenzio in politica rappresenta un indicatore di qualità e che ci sono tanti silenzi…
C’è innanzi tutto il silenzio del politico che sa ascoltare, una dote rara nel nostro tempo. E’ molto più che stare zitti, è proprio ascoltare, che è molto più che udire.
Sto in silenzio perché mi interessa ciò che tu, altro da me, hai da dire.
Con il silenzio faccio perciò due operazioni: metto a tacere il mio “io” che in politica spesso può essere smisurato, e apro la mia intelligenza alla tesi del mio interlocutore.
E’ un silenzio che non viene utilizzato per prepararsi a controbattere, ma per raccogliere informazioni, utili a maturare un’opinione, una proposta, un’azione.
C’è poi il silenzio, questo veramente formidabile, che precede la decisione.
E’ il momento che può durare giorni ma anche un solo secondo, nel quale per esempio un amministratore fa sintesi delle proposte ascoltate, dei pareri degli esperti, delle diverse opzioni, matura la propria convinzione e decide. E’ il silenzio in cui esercita pienamente la responsabilità del ruolo che riveste. Ogni decisione importante, in politica come nella vita, è un atto individuale, è spesso preceduta da tante parole, ma si perfeziona nell’istante in cui il cuore si congiunge con il cervello e si sente che è giusto fare così: quello è un momento di silenzio, quantomeno interiore.
C’è un terzo silenzio in politica: è quello stavolta successivo all’azione.
Io lo sto sperimentando in questo periodo postelettorale.
Quando nella tua coscienza di amministratore o di politico senti di aver fatto tutto ciò che è in tuo potere per portare avanti le tue idee, per trovare le soluzioni, per realizzare i tuoi progetti, devi poi ascoltare il silenzio e accettare il dispiegarsi degli eventi.
E’ il silenzio di chi riconosce che non è onnipotente e soprattutto che non rappresenta la maggioranza solo perché lo desidera, ma che sovrani sono veramente i cittadini. E’ il classico “silenzio del giusto”, che se perde le elezioni non smarrisce il senso di un impegno, non cerca neanche di confondere con le parole il giudizio sul risultato, ma fa silenzio per capire e ricominciare.
E’ anche il silenzio di chi vince le elezioni e non si compiace della vittoria appagato, ma si applica a passare dalle parole a fatti, concreti di bene comune.
Dunque la politica vera si nutre di silenzio: perché è lo strumento per fermarsi di tanto in tanto, uscire da se stessi e guardare i comportamenti con occhi più obiettivi; per riconoscere e correggere gli errori, per leggere la società e individuare strade nuove, soprattutto per non accontentarsi di risposte banali ma cercare la radice dei problemi, riflettere e decidere.
C’è un ultimo silenzio: quello che pratichi mentre conti fino a dieci prima di rispondere a tono al tuo avversario che ti provoca.
Devo confessare che ho tentato più volte ma …. non capisco bene come funziona questo esercizio, non mi riesce ... forse è una questione di riflessi!

fine messaggio n. 51

1 Commenti:

At 10:22 PM, Anonymous raniero ha detto...

Oltre all'udito, un buon politico (ma anche un buon manager) dovrebbe usare un altro senso prezioso: LA VISTA.
E' singolare come certi politici sembrino davvero non vedere i problemi che affliggono tutti! Salvo poi meravigliarsi se la gente non li rivota. Esempio: Rutelli c'è rimasto male per non essere stato (ri)eletto sindaco. Ma come, a Roma va tutto a meraviglia... Peccato che lui stesso in un intervento disse che se fosse stato sindaco sarebbe tornato a girare Roma in tutta la sua interezza, non solo le vie "bene". Come gli disse un cittadino: "A Rutè, torna a trovacce anche la settimana prossima, così ridanne 'na pulita alle strade..."
Insomma, il contrario delle 3 scimmiette: VEDO (i problemi), SENTO (le lamentele) PARLO (dico cosa farò per risolverli).
Mi affido a te, Stefania, che sei in confidenza con lui: ricordalo al nostro Sturani...

 

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