6.8.08

Ancona dal mare

pubblicato martedì 5 agosto su Messaggero Ancona con qualche piccolo taglio per ragioni di spazio


Ho trascorso due giorni di vacanza al largo del Conero su una barca senza mettere piede a terra con amici molto interessati a capire cosa può fare la politica per i cittadini, dal potenziare l’uso delle energie rinnovabili al mettere ordine nella sanità fino, ovviamente, alla valorizzazione della nostra splendida costa.

Per questo ho vissuto con qualche disagio il suono del telefono che riportava i “rumors” della politica cittadina con i suoi “Tizio ha risposto a Caio, Petronio ha offeso Tizio e via andare”; è stato difficile collegare i discorsi sulle cose da fare con le previsioni sul chi va dove.

E all’alba dal mare guardavo la nostra città da una angolatura diversa.

Il rapporto tra Ancona e il suo mare è il paradigma di come vive questa città, straordinaria ma talvolta rinunciataria. Se guardi Ancona dal mare te ne innamori a prima vista. Ne vedi l’anima: silenziosa e laboriosa, luminosa e verdeggiante, piena di vita. Ne riconosci i luoghi che frequenti tutti i giorni, ma dal mare assumono una dimensione ampia, europea, come è la sua vera vocazione.

A terra ci accontentiamo di una Ancona pettegola, che si esaurisce tra Palazzo del Popolo, i corridoi della politica, gli antri della massoneria, le cene, i salotti, sullo sfondo l’ombra del Palazzo della Regione. E’ pericoloso girare l’angolo e puntare al mare aperto.

La politica anconetana come la stessa città potrebbe ambire a dire la propria in ambito regionale e nazionale ma si fa trascinare a fondo da quanti, troppi, gettano continuamente sacchi di zavorra con maldicenze, arroganze e presunzione.

E guai a distaccarsi da questo circuito: chi canta fuori dal coro viene automaticamente estromesso; si grida all’attentato all’unità (ma de che?), al tentativo di sabotare il governo cittadino, di preparare alternative, vendette per posti mancati.

Perché è più facile mantenere il controllo screditando i non allineati.

E’ meglio che i cittadini pensino che i politici sono tutti uguali per non suscitare la voglia di entrare nel merito delle questioni, di valutare i singoli amministratori per quanto producono.

Guardando dal mare la vicenda “Frisoli & C” mi sono chiesta: ma che male c’è a dire che non si è d’accordo sulla conduzione del Consiglio Comunale? E perchè dire questo vuol dire attaccare il Sindaco? Ma con trasparenza i consiglieri che non hanno rinnovato la fiducia al Presidente del consiglio comunale non potrebbero utilmente spiegarne le ragioni? E se non lo hanno fatto prima per paura di essere bloccati dal PD, non è ora che aprano un confronto a viso aperto? E perché un partito come il PD dove la D sta per democratico dovrebbe avere paura di discutere senza pregiudizialmente dire che chi non la pensa come la maggioranza può, ancora pregiudizialmente, sentirsi già all’opposizione?

Ma i dirigenti di questo partito vogliono allargare il cerchio del consenso o vogliono garantire solo quelli che già nel perimetro ci sono?

E visto che di questo partito sono dirigente anche io mi sono detta: forse il dibattito sviluppato fino ad ora è insufficiente perché è ancora troppo interno, autoreferenziale, politichese. E allora già sapendo che sarò catalogata come quella che ambisce chissà a quale ruolo (come se uno non potesse per un po’ lavorare al ruolo che ha e non a quello che potrebbe avere in futuro) io propongo a tutte le donne e gli uomini di buona volontà, ai giovani soprattutto, di invertire i termini delle questioni e candidarsi a fare unità nella diversità, piuttosto che contarsi per contare.

Oggi non serve un congresso del PD per affermare chi comanda, serve una classe dirigente che in un momento difficile come quello che vive oggi la politica ad Ancona alzi la mano per dire: io ci sono, e sono disposto a lavorare con tutti, anche con chi non la pensa come me e anche con chi domani si candiderà in alternativa a me per rappresentare qualcosa in questa città. Cominciamo a isolare chi non sopporta il pluralismo, chi pretende di decidere in pochi in nome di tutti. E cominciamo a praticare la democrazia vera che significa maturare una posizione di sintesi condivisa utilizzando l’autorevolezza e non la scorciatoia dell’autoritarismo.

Stefania Benatti
Presidente Assemblea Comunale PD AN