10.12.09

Lettera aperta agli elettori del Pd

Ai dirigenti ed elettori del Pd Marche


Nella mia vita lavorativa e politica con onestà mi sento di dire che ho lavorato dando il massimo e sempre con grande passione. Credo che ogni conquista corrisponda ad un grande impegno.

Ritengo un privilegio poter vedere nel sostegno di tante persone il riconoscimento di un lavoro.

Oggi mi trovo ad un bivio: se continuare con l'impegno in Regione o chiudere la parentesi politica e tornare al mio lavoro che pure molto mi appassiona, ma che richiede un impegno esclusivo, non abbinabile a quello politico. Ci sto pensando seriamente: su un piatto della bilancia c'è l'entusiasmo di questo anno di assessorato che senza dubbio ha cambiato la mia vita, un anno speso a studiare e lavorare, elaborare progetti per la nostra scuola e la regione, misurando infine anche la capacità di esercitare funzioni di governo; nell'altro piatto l'idea di una nuova sfida, chiudere con la politica e ricominciare con la professione.

In mezzo c'è il dibattito sul terzo mandato che mi spinge a rendere pubblica la riflessione che sto facendo: perché la decisione di continuare non dipende solo da me.

In Italia non esiste una legge che ponga limiti ai mandati dei consiglieri comunali, provinciali e regionali; esiste per alcune cariche monocratiche come per i sindaci e i presidenti di provincia. E il Partito Democratico a livello nazionale ha scelto di individuare in tre mandati l'autodisciplina per i parlamentari e pone limite di due mandati salvo deroghe, per le cariche monocratiche e per le giunte.

Nelle Marche con l'approvazione pochi giorni fa dello statuto regionale si è deciso di prevedere due mandati per i consiglieri regionali con possibilità di deroga per un terzo. Una decisione che a mio giudizio andava discussa con la base e abbinata al tema del professionismo politico: se cioè sia giusto prefigurare nel rispetto dei due mandati, la possibilità di trascorrere, passando da un incarico all'altro, di dieci anni in dieci anni, tutta la vita in politica, qualcuno senza mai neanche una valutazione di merito.

Questa discussione purtroppo almeno per ora ci è stata sottratta e perciò su questo tema non mi dilungo anche se la mancanza di questo dibattito, che sarebbe questo sì tutto politico, mi crea un disagio personale, perché riduce la scelta della candidatura alla espressione di un veto trascurando ogni considerazione sulla competenza e il lavoro svolto. Infatti prevedere ben tre gradi di selezione (consultazioni nei circoli, approvazione delle liste a livello provinciale e regionale), per altro procedura improvvisata solo per i consiglieri regionali delle Marche soggetti pure a voto di preferenza, non costituisce di per sé un giudizio di merito.

Per questo motivo ho deciso di esprimere il mio pensiero e sottoporvi alcune considerazioni: se vogliamo vincere le elezioni regionali e raggiungere un ottimo risultato che riporti il PD ad essere il primo partito delle Marche è necessaria una lista molto forte che proponga le candidature in grado di meglio rappresentare la varietà e la ricchezza culturale e politica del nostro elettorato. Sarebbe un errore privilegiare la scelta di una lista “guidata” con pochi candidati conosciuti, ma complessivamente poco rappresentativa, pregiudicando così la possibilità di attrarre voti.

Per questo essere in lista, una tra i tredici che nella provincia di Ancona correranno per raccogliere le preferenze, lo considero un onore di rappresentanza, ma non certo il traguardo finale. Una lista forte è garanzia di un grande coinvolgimento degli elettori.

Non prenderò parte alle assemblee provinciale e regionale che dovranno esprimersi sulla deroga per la mia candidatura, credo che in questo caso sia giusto non partecipare alle decisioni che mi riguardano. Rimango comunque a disposizione di quanti volessero confrontarsi sull'attività svolta in questi anni in Consiglio e in Giunta Regionale.

Molto cordialmente,

Stefania Benatti

1 Commenti:

At 5:05 PM, Anonymous Raniero Lanari ha detto...

In una recente intervista dopo il caso Marrazzo, Rosy Bindi ricordava una frase di Fanfani: a chi gli diceva "Voglio fare politica" rispondeva "Prima cercati un lavoro, poi ne riparliamo".
Insomma la politica è una professione, e se ben fatta una professione "alta", ma non deve essere necessariamente la professione di tutta una vita.
Ma proprio casi come quello Marrazzo dimostano anche che è una professione dura e in cui non ci si improvvisa.
Benatti nella sua vita ha fatto politica, ma ha fatto anche altro, e per quello che mi riguarda ha fatto "politica per passione" e non, come recita una famosa massima, perché "è sempre meglio che lavorare".
Non sta a me decidere se meriti un'eccezione allo Statuto del Pd per ricoprire un terzo mandato, ma faccio notare comunque che almeno nelle elezioni regionali, al contrario delle politiche, esiste il voto di preferenza, e Benatti siede nell'Assemblea Legislativa delle Marche non in quanto nominata, ma in quanto eletta con oltre 6 mila preferenze.
Non si può certo dire altrettanto dei nostri parlamentari.
E forse, oltre che di Primarie, si dovrebbe anche parlare di "Doparie", cioè la eventuale ricandidatura per un nuovo mandato non può prescindere da un giudizio sull'operato dell'eletto.

 

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